«Mi chi sei? Giotto?», Genoa vs Empoli in dieci punti (semiseri)

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Dopo la sfida contro l’Empoli di Marco Giampaolo ho deciso di scrivere dieci spunti di riflessione. Eccoli elencati.

1) Primo tempo di altissimo livello, con pregevoli triangolazioni offensive e grande attenzione offensiva, contro una squadra insidiosa come quella di Giampaolo. Secondo tempo meno intenso, ma comunque senza grandissimi pericolo. Peccato non chiudere prima partite così che, però, in altri momenti sarebbero probabilmente finite con un pareggio rocambolesco. 

2) Noi ridiamo e scherziamo ma il buon Diego “Mesto” Laxalt ha disputato fino a qui 2.550 minuti tra Serie A e Coppa Italia, esattamente il 97% dei minuti disputati dal Genoa in 29 partite stagionali. Cuore e grinta, con tanto di “sgroppata” furiosa sulla fascia sinistra ad un minuto dal 90′, recuperando un pallone senza speranza sulla riga di fondo avversaria. Un ragazzo che, ad inizio campionato, veniva perfino criticato dal genoano medio. Intenditori.

3) Il greco Panagiotis Tachtsidis, trapezio isoscele del Genoa, è stato croce e delizia durante la partita. Paradossale come a tratti sia stato prezioso sulla mediana come solo uno con le sue qualità può fare, ma come a tratti invece sia sembrato spaesato e preciso nel fare l’unica possibile scelta sbagliata. Le premesse ci sono ma vanno concretizzate. Parliamo sempre del giocatore per cui stravedeva Zdeněk Zeman, preferito a Daniele De Rossi dal boemo ai tempi della Roma.

4) A proposito di «croce», che giocatore Daniele Croce. Trequartista brevilineo, dotato di grande accelerazione e grande capacità di dribbling. Nato a Giulianova nel 1982. Esatto. Ha 33 anni e corre come un ragazzino. Chapeau.

5) «Dio, l’ottavo giorno, per dimostrare che la metafisica non si potesse spiegare con le leggi umane, creò De Maio, dimostrando che non sempre massa * accelerazione = forza». Tweet geniale di un mio amico, Federico, apparso nella mia timeline di Facebook ieri pomeriggio. Fantastico.

6) L’esterno Alessio Cerci, per quanto si “sbatta” in campo e ringrazi la tifoseria del Genoa per l’affetto («[…] tifosi rossoblù, che sono tifosi veri, di quelli che ti fanno venire voglia di non mollare mai»), secondo me non si è calato ancora completamente nella parte. Non morde ancora il pallone come faceva prima di aver toccato il «calcio che conta». Appena ritornerà a trarre cattiveria agonistica dalle “botte” che gli avversari gli dedicano ogni partita ci sarà da divertirsi.

7) Appunto, ci sarà da divertirsi. Oppure, per meglio dire, ci sarebbe da divertirsi. Ieri allo stadio mi sono soffermato un attimo ad osservare un scambio dei rossoblù, ordinatamente realizzato da Diego Capel, Cristian Ansaldi, Alessio Cerci e Tomás Rincón. Andiamo con ordine. Il primo ha totalizzato 127 presenze ne La Liga, 49 presenze nelle coppe europee e due Coppe UEFA sollevate. Il secondo ha totalizzato 137 presenze in Russian Premier League e 41 nelle coppe europee. Il terzo ha raccolto un bottino di 13 goal e 12 assist nella stagione 2013/14 con la maglia del Torino, venendo poi acquistato dall’Atlético Madrid. Il quarto vanta 128 presenze con l’Amburgo, di cui 106 in Bundesliga. Una rosa così, indipendentemente dalle cause, non può giocarsi solamente la salvezza. 

8) Cosa? Goran Pandev non riesce a far salire la squadra? Cosa?

9) Luca Rigoni è un artigiano. Sì, sbaglierà qualche appoggio ravvicinato, ma è comunque dotato di una buona sensibilità tattica e di una grandissima qualità negli inserimenti. Metà stadio era già pronto a rumoreggiare, ma il buon Luca da Schio ha deciso di zittirli tutti con la rete della vittoria. Sì, stiamo parlando di classe operaia. Ma parliamo comunque di un centrocampista da 29 goal in carriera, dei quali 9 solo nella scorsa stagione con la maglia del Palermo.

10) Simpaticissimo siparietto in gradinata. Quando il sig. Mariani si accingeva a segnare sul campo con la bomboletta il semicerchio della distanza, ancora un po’ e giustamente non terminava la sua opera d’arte fuori dal rettangolo di gioco. Così, un tifoso dagli spalti si mette a urlare: «Ma chi sei? Giotto?». Piegato.

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