Lettera aperta a Pavoletti: quello che è stato e ciò che avrebbe potuto essere

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Gennaio è il momento di maggiore patimento per un Genoano da quando alla presidenza si trova Enrico Preziosi. È il momento del calciomercato, il momento degli addii, delle capriole societarie, delle rivoluzioni, degli arrivi e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, quest’estate sembrava essere cambiato qualcosa. Ricordo come se fosse ieri il presidente affermare al microfono durante la presentazione ufficiale che alcuni giocatori avessero rifiutato ingaggi fuori portata per il Grifone per rimanere con la casacca del Vecchio Balordo. Ogni riferimento a te, Leonardo, era chiaro fin dal primo momento.

Così è iniziato il campionato nell’unico modo in cui avresti potuto iniziarlo: segnando. Tuttavia, sono stati mesi non facili per te. La tua voglia di riscatto dopo l’esclusione agli Europei, nonostante fossi l’attaccante italiano più prolifico, era lampante. Poi sono arrivati gli infortuni: prima quello alla coscia e poi la distorsione che ti sta tenendo lontano dai campi da fine novembre. Un mese e mezzo fa ti lasciasti andare addirittura ad un «il Genoa è casa mia, ho fatto una scelta per questa stagione e dovrei battere la testa per cambiare idea». Il tutto con la maglia di allenamento della Nazionale, conquistata grazie al Genoa. Concetti forti, musica per le orecchie dei Genoani.

Oggi è Natale e, stando a ciò che si legge sulla maggior parte dei media, settimana prossima effettuerai le visite mediche prima della firma ufficiale con il Napoli. Ha senso questa operazione per il Genoa? Per un giocatore di 28 anni in Italia sono tanti soldi quelli che verserà la società di De Laurentiis, specie con un gioiello come Giovanni Simeone in casa. Ha senso per te? Certo, in quanto rappresenta sicuramente un salto di qualità che un giocatore del tuo spessore merita, specie con all’orizzonte una meravigliosa sfida come quella di Champions League contro il Real Madrid. Ha meno senso, forse, alla luce delle prestazioni di Mertens come falso nueve e di fronte al futuro rientro del titolare Milik, il vero titolare del Napoli per cui sono stati sborsati più di 30 milioni di euro.

Io, come credo la maggior parte dei Genoani, non dimentico ciò che è stato. Non dimentico 25 goal in 46 partite, per una media di un goal ogni 129 minuti. Non dimentico la grinta con la quale hai cercato la rimonta a gennaio, con una rabbiosa doppietta. Non dimentico la vendetta che hai regalato al Genoa a maggio, con il trionfo nell’ultimo derby di Gasperini. Non dimentico la passione con la quale ha indossato la casacca rossoblù, come non dimentico la cattiveria agonistica con la quale mordevi il pallone ed esultavi al Ferraris.

Ma, come non dimentico queste cose, ammetto che non ti ricorderò come avrei potuto e voluto. Il tuo è stato un addio troppo contraddittorio e silenzioso. Non sono assolutamente quel tipo di tifoso che richiede ad un giocatore di rinunciare alla sua carriera per amore di una maglia. Sono troppo disincantato per fare ciò. E capisco che non potessi scrivere alcuna lettera d’addio quando ancora i giochi non erano fatti, d’accordo con le logiche di questo arido calciomercato. Tuttavia, alla luce di ciò, capisco ancora meno queste tue dichiarazioni a Radio Kiss Kiss:

Sono carichissimo, anzi, sono carico a pallettoni! La maglia numero 9? Sarebbe un onore!

Dichiarazioni “rubate”? Certo, non si parla di una conferenza stampa di presentazione. Ma, per quanto siano frasi che razionalmente possono essere comprese, alla luce del tuo percorso e delle tue dichiarazioni passate mi sarei aspettato che il silenzio si fosse rotto in favore del pubblico che fino ad oggi ti ha osannato. Ed anche se oggi stesso pubblicherai un addio al tuo ex pubblico, sarà comunque troppo tardi rispetto a queste semplici ma cocenti frasi.

Non so se eri presente allo stadio quando il Genoa ha commemorato Fosco Becattini, storico terzino del Genoa protagonista di quattordici stagioni con la casacca rossoblù. Calcio di altri tempi? Certo che sì. Ma, se non eri allo stadio, ti invito a cercare un video del minuto di silenzio in suo onore (che poi silenzio non era ma si sa, siamo in Italia). Chiudo così la mia lettera: vedremo se tra sessant’anni altrove ti ricorderanno come il pubblico genoano ricorda le sue bandiere ed i suoi eroi.

Alla luce di ciò che è stato ti auguro di prenderti ciò che ti meriti. Ma, alla luce di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, non potrò mai ricordarti come avrei voluto.

«A Natale siamo tutti più buoni». Forse.

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