Le cinque sentenze (smentite) del Genoano medio e medium

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Al termine di una chirurgica selezione all’interno di una vasta raccolta, ho deciso di analizzare le cinque sentenze aprioristiche del Genoano medio e medium. Inutile dire che tutte e cinque siano state smentite clamorosamente sul campo. Eppure a volte basterebbe solamente giudicare a posteriori.

«Ma cosa è venuto a fare qua Suso, che intanto è del Milan e non gliene fregherà nulla della maglia». Dopo soli 55′ minuti in campo con il Milan (cosa già di per sé molto curiosa), il fantasista spagnolo ha sudato la maglia come tanti genoani gli contestavano preventivamente. Un bottino di sei goal e due assisti in 19 presenze, una tripletta contro il Frosinone che in Rossoblù mancava dal «due contro zero» di Milito al derby (chi era l’allenatore?) ed una doppietta nella recente stracittadina. What else?

«Ecco, ora che abbiamo venduto il nostro Diego ci siamo indeboliti». Mica vero. Nella fase precedente alla vendita del fantasista argentino il Genoa ha raccolto 6 vittorie, 6 pareggi e 10 sconfitte su 22 sfide totali, per un totale di 24/66 punti con una media di 1.10 punti a partita. Successivamente, invece, fino al derby compreso sono arrivate 7 vittorie, un pareggio e 7 sconfitte su 15 sfide totali, per un totale di 22/45 punti con una media di 1.47 a partita. Quindi mi dispiace per i medium, ma ne siamo usciti rafforzati.

«Ma con tutti quelli che si potevano prendere proprio Rigoni dovevamo comprare?». L’artigiano rossoblù ha messo a segno 3 goal in 17 partite, per un totale di 23 in Serie A in carriera, ben 9 solamente nella passata stagione. Un ruolo prezioso nel centrocampo del Genoa, abbinando un preciso tempismo negli inserimenti ad una grandissima quantità. Beati voi che fate gli uomini mercato.

«Alè, dopo questa stracittadina sono sicuro che finiremo dietro quelli là se non addirittura in Serie B». E invece il Genoa sarà matematicamente meglio classificato della Samp per la seconda stagione consecutiva, la quarta negli ultimi sei anni. Era successo solamente un’altra volta, tra la stagione 1976 ed il 1982. Mai era successo invece che i Rossoblù fossero stati davanti ai Blucerchiati per cinque volte in otto stagioni consecutive. Tralasciando che, se il Carpi non si fosse suicidato in 11 vs 9 contro la Lazio sbagliando due rigori, adesso staremmo parlando di tutta un’altra storia. Quando invece dall’altra parte di Genova festeggiavano già dopo il successo dell’andata. Altro da aggiungere?

«Belin, abbiamo iniziato con Matri e Pinilla ed ora finiamo con Borriello e Pavoletti, che roba!». Pochi se lo ricordano ma fin qui nulla di strano: si sa che il genoano spesso ha la memoria a lungo termine un po’ offuscata. C’era chi criticava Leonardo Pavoletti al suo arrivo nel gennaio 2015, ancora prima di vederlo in campo. Una piaga dura da debellare tra i tifosi rossoblù. Lui silenziosamente ha soffiato il posto a Borriello, conquistando il cuore dei genoani per la sua grinta ed il suo fiuto del goal. A causa del recente infortunio rischia di essersi giocato la chance (ingiustamente, secondo me) di andare agli Europei in Francia con Antonio Conte, che pure aveva iniziato a visionarlo con insistenza. Durante questo campionato di Serie A sono 13 i suoi goal in 24 presenze, per una media di una rete ogni 140 minuti. Durante tutta la sua esperienza con il Grifone, sono 20 in 35 presenze complessive, per una media totale di una rete ogni 123 minuti. CENTOVENTRE MINUTI. E pensare che c’era chi, in tempi non sospetti, ironizzava sul suo acquisto dall’altra parte della città. Due derby disputati e tre goal segnati. Meglio di lui negli ultimi vent’anni in Rossoblù solamente Diego Milito con le sue quattro reti in due stracittadine.

«Gasperini deve andarsene, ha fatto il suo tempo». Non mi dilungherò sulla sua esperienza al Genoa poiché la conoscete tutti. E chi non se la ricordasse a causa dei suddetti problemi di memoria a lungo termine vada a informarsi, magari sfogliando anche le pagine della storia del Genoa tra la sua prima e la sua seconda esperienza. E non mi rivolgo a chi lo contesta costruttivamente, cosa ovviamente sempre lecita. Mi limito solo a contestare una delle fantomatiche ragioni per cui il tecnico di Grugliasco era criticato, ovvero il fatto che non riuscisse più a vincere contro la Sampdoria. Ma ci rendiamo conto? Prima di tutto ha riportato una vittoria del Genoa sotto la Lanterna a 13 anni dal rigore di Tomáš Skuhravý. Inoltre, con una banalissima indagine statistica possiamo renderci conto di come Gasperini sulla panchina del Genoa ne abbia vinti quattro, pareggiati due e persi quattro. Bilancio in perfetta parità e permettetemi di aggiungere il seguente quesito: quali altri allenatori possono vantare quattro vittorie nel derby? Quali con almeno tre successi caratterizzati da almeno due goal di scarto? Io personalmente spero che rimanga, specie dopo la mano tesa (direttamente o indirettamente?) da tutta la Gradinata Nord con lo striscione con su scritto «Enrico, Fabrizio e Milanetto… Se Gasperini se ne va ringraziamo questi tre qua». Ma se deciderà di andarsene, almeno lo farà da vincente. Chissà se riusciranno ad esserlo i suoi eventuali successori.

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